Per chi fa impresa, quello con le banche è un rapporto inevitabile. Che sia finalizzato a far nascere il business, a farlo progredire, o a permettergli di superare momenti economicamente delicati, l’apporto fornito da un istituto di credito è spesso – se non sempre – imprescindibile. Tuttavia, pur essendo necessario, tale apporto rischia talvolta di sfociare in contenziosi civili. Si tratta di un’eventualità che può realizzarsi quando, per esempio, la banca – in forza di preesistenti accordi – intraprenda azioni finalizzate a realizzare proprie pretese creditizie, alle quali l’imprenditore risponde mediante un procedimento di accertamento negativo del debito dedotto. O ancora (ma gli esempi potrebbero essere molti altri) quando sia l’imprenditore a vantare un credito, in forza del quale chiede la condanna della banca al pagamento di quanto dovutogli. Si tratta di fattispecie potenzialmente foriere di incomprensioni ma non per questo illegittime, fintantoché restano basate sul principio dell’onere della prova.
Importanza della documentazione bancaria
Contemplato dall’art. 2697 c.c., il principio generale dell’onere della prova prevede che il soggetto intenzionato a far valere un diritto in giudizio debba provare i fatti a fondamento di tale pretesa. Pertanto, l’imprenditore che voglia attaccare la banca mediante un procedimento di accertamento negativo, che sia determinato a contestare l’esistenza di un debito nei confronti dell’istituto di credito, o che intenda chiedere la condanna della banca al pagamento di un credito, deve portare in giudizio apposita documentazione, costituita da contratti e annotazioni contabili (estratti di conto corrente). Può accadere però che, specie con riferimento a contratti più datati, non si sia conservata l’intera documentazione. In tal caso, viene in aiuto l’art. 119 TUB (Testo Unico Bancario), che contempla il diritto soggettivo del cliente a richiedere alla banca copia degli incartamenti.
La banca è restia? Ecco cosa fare
Tuttavia, il TUB non ha contemplato quella prassi venutasi a creare con il passare del tempo e che sempre più spesso ha visto le banche ignorare richieste simili. Nel migliore dei casi, quando tali pretese sono state soddisfatte, lo sono state in maniera soltanto parziale (esempio: consegna di fascicoli incompleti, pertanto non idonei a soddisfare il principio dell’onere della prova). L’imprenditore che abbia vissuto in prima persona quest’esperienza non deve però demoralizzarsi, dal momento che esistono vari rimedi a tale omissione, quali:
- Ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF): uno strumento alternativo e stragiudiziale di risoluzione delle controversie. L’Arbitro può imporre alla banca il rilascio della documentazione ma, non essendo un organo giurisdizionale, non è in grado di emanare una decisione giuridicamente vincolante;
- Decreto ingiuntivo: si ricorre al giudice e, al cospetto del diniego immotivato dell’istituto di credito, è possibile ottenere un’ingiunzione di consegna dell’incartamento. Nonostante questo, può però accadere che la banca non provveda alla consegna, o che trasmetta la documentazione soltanto in parte. In tal caso, sarà necessario ottenere il fascicolo mediante un procedimento forzoso ovvero bisognerà attendere l’esito di un’eventuale opposizione proposta dalla banca. Si tratta di ipotesi concretizzabili, ma che richiedono tempi di realizzazione molto lunghi;
- Ordine di esibizione: una volta inviata la richiesta ex art. 119 TUB, e rimasta la stessa inevasa, l’imprenditore, stavolta in corso di giudizio di merito, può chiedere al giudice di ordinare alla banca l’esibizione dell’intero fascicolo, in base a quanto disposto dall’art. 210 c.p.c. In caso di ottemperanza, si procederà all’esame della documentazione e alla conseguente verifica delle eventuali posizioni debitorie o creditorie.

Il problema sorge allorché, nonostante sia stato emanato l’ordine di esibizione, la banca continui a mantenere un atteggiamento di inottemperanza.
Dalla Cassazione un assist agli imprenditori
Nonostante l’ordine di esibizione, la banca potrebbe dunque continuare a ignorare il diritto del cliente. Cosa fare in questo caso? A fornire indicazioni è una recente sentenza della Corte di Cassazione, la quale ha stabilito che, nell’ipotesi di mancata ottemperanza dell’ordine di esibizione, il giudice ordina al CTU di operare un nuovo conteggio relativo ai rapporti tra cliente e banca, partendo dal saldo più datato e riducendolo a 0. Per capire meglio la questione è opportuno un esempio: il rapporto bancario dura da 20 anni, ma l’estratto conto più datato di cui si ha disponibilità risale a 10 anni fa. Da esso, risulta che il cliente ha un’esposizione debitoria pari a € 150 mila. In base alla sentenza della Suprema Corte, tale debito viene cancellato, poiché viene applicato il saldo 0. Si tratta, in sostanza, di una sorta di sanzione nei confronti delle banche che talvolta per caso (documentazione smarrita), talaltra per scelta, non obbediscono all’ordine di esibizione.
Ulteriore sanzione a carico delle banche
Dunque, l’inottemperanza si tramuta in un grave pregiudizio per gli istituti di credito. Pregiudizio determinato non soltanto dalla Cassazione ma anche dal TUB, che all’art. 117, c. 7, prevede un ulteriore sanzione per le banche. Nello specifico, la norma autorizza il giudice, una volta azzerati tassi, interessi e commissioni, ad applicare un tasso sostitutivo, il cui valore è pari al tasso BOT rilevato nei dodici mesi precedenti. Per capire quanto questa misura si sostanzi in un duro colpo per le banche, basta pensare al fatto che i tassi relativi agli affidamenti bancari oscillano, a seconda dei periodi, tra il 12 e il 15%, mentre quelli afferenti ai Buoni Ordinari del Tesoro variano tra il 2 e il 3%. In sostanza, l’azzeramento della posizione iniziale, unitamente al ricalcolo effettuato su tassi di interesse di gran lunga inferiori, portano a un totale stravolgimento del dato contabile, che potrebbe addirittura trasformare l’imprenditore in creditore della banca.

I professionisti possono fare la differenza
Da quanto finora detto, risulta chiaro che l’imprenditore può contare sulla legge per difendersi dai comportamenti poco virtuosi delle banche. Difesa che può essere ulteriormente rafforzata ricorrendo ai migliori servizi di assistenza legale e bancaria forniti da studi professionali dediti in maniera specifica a tale settore. Una consulenza simile permetterà a ogni imprenditore di tutelare al meglio i suoi interessi economici. Mettendosi nelle mani di professionisti in grado di analizzare meticolosamente la situazione dei conti bancari, potrebbe anche risultare possibile ribaltare una situazione da debitoria in creditoria. Il tutto, sempre in ossequio al principio dell’onere della prova. Anzi, proprio in forza di questo, lo Studio Del Pesce & Russo è in grado di individuare eventuali irregolarità commesse dalla banca, offrendo così ampie possibilità di rivalsa agli imprenditori per i quali resta valida una regola fondamentale: nulla è perduto, se si incaricano le persone giuste.



