Da una parte le banche, dall’altro i privati e le aziende. In un simile scenario, viene quasi spontaneo invitare questi ultimi alla massima prudenza. Forse potrebbe apparire un eccesso di premura, eppure la cautela è un atteggiamento doveroso allorché ci si rapporta agli istituti bancari. Non certo per sfiducia nei confronti di questi ultimi – talora fondamentali per aiutare soggetti in difficoltà economica – piuttosto per evitare che lo stato di necessità possa trasformare l’entrata in banca in una storia non a lieto fine. Dunque l’accortezza è d’obbligo, ma ancor meglio è affidarsi a professionisti capaci di individuare la strategia migliore per evitare spiacevoli sorprese. Perché se è vero che non bisogna mai partire sconfitti, è altrettanto vero che coalizzarsi con il giusto partner professionale significa rifiutare posizioni di sottomissione. Testimonianza di ciò sono alcuni casi, riportati di seguito, che hanno come protagonista lo Studio Del Pesce&Russo, più di una volta protagonista al fianco dei clienti contro le illegittime pretese delle banche.
- Il certificate ingannevole (vs Banca Popolare di Novara)
- Da 260mila a 50mila euro di debito (vs Banca Commerciale Italiana)
- La casa salvata dall’asta (vs UNICREDIT)
- Scopri le irregolarità e mettile da parte
- Il prestito d’uso d’oro che diventa usura (vs Monte dei Paschi di Siena)
- Cancellazione del mutuoe restituzione rate (vs BNL)
Il caso del certificate ingannevole (Banca Popolare di Novara)
Riguarda un cliente della Banca Popolare di Novara, il quale aveva già da tempo investito i propri risparmi in vari prodotti finanziari. Tra essi, anche i certificate che – in un primo momento e in relazione a rischi tutto sommato contenuti – gli avevano permesso un discreto guadagno. In seguito, l’istituto bancario gli propone un altro tipo di certificate, nominalmente uguale ai precedenti ma con struttura diversa, denominato “Autocallable Step su Azione UNICREDIT”. Il sottoscrittore decide di investire circa € 300mila conscio che, se il titolo Unicredit si fosse mantenuto all’interno di un certo range di prezzo (stabilito al momento della sottoscrizione del contratto), alla scadenza avrebbe ottenuto la somma investita più il rendimento.
Se invece il titolo fosse sceso al di sotto, avrebbe perso in misura pari all’azione Unicredit, fino a un massimo del 20% del capitale investito. Concretizzatasi l’ipotesi peggiore, l’investitore ha perso circa € 175mila. Una cifra ingente, che lo ha spinto a rivolgersi allo Studio Del Pesce&Russo. L’occhio attento dei consulenti ha evidenziato una contraddittorietà tra dicitura del prodotto e scheda informativa. Il prospetto, infatti, parlava di protezione del capitale pari all’80%, quando in verità l’importo minimo garantito alla scadenza era pari al 20% della somma investita. Da ciò e dall’inadeguatezza del profilo del cliente rispetto alla rischiosità dell’investimento è derivata l’istanza risarcitoria avanzata dallo Studio Del Pesce&Russo e accolta dall’organo di arbitrato della Consob, il quale ha dato ragione al cliente.

Da 260mila a 50mila euro di debito (Banca Commerciale Italiana)
A confermarlo è il caso di un’impresa reggina, operante nel settore dei lavori pubblici e che, dal 1973, mantiene rapporti con l’ex Banca Commerciale Italiana, poi divenuta Banco di Napoli e ora denominata Intesa San Paolo. Il conto corrente dell’azienda presentava un passivo di circa € 60mila al quale si sommavano mutui e finanziamenti chirografari per un debito totale prossimo a € 260mila. Forte anche di alcune fideiussioni, la banca chiedeva il rientro della somma. Anche in questo caso, aver bussato alla porta dello Studio Del Pesce&Russo si è rivelata la scelta giusta, perché ciò ha permesso di verificare numerose anomalie relative al conto corrente risalente al ‘73. Tali irregolarità hanno dimostrato che l’impresa non era in passivo di € 60mila, bensì in attivo di circa 210mila. Ciò è stato fondamentale quando, in sede di trattativa con la banca, l’intera complessiva esposizione di € 260mila si è risolta in un accordo che ha previsto la restituzione, da parte dell’impresa, di complessivi € 50mila in 5 rate.

La casa salvata dall’asta (Banca Unicredit)
Protagonista della vicenda è una signora, che aveva sottoscritto un mutuo di € 200mila per l’acquisto della propria abitazione. Per i primi 10 anni va tutto bene, con il pagamento regolare delle rate. In seguito, la signora vive momenti di difficoltà che causano il mancato pagamento di 16 quote, per un totale di circa € 17mila. Dopo varie vicissitudini e nonostante avesse consultato alcuni legali, la donna vede il custode giudiziario sull’uscio della sua abitazione, ormai prossima a finire all’asta nei giorni precedenti il Natale. Prima di gettare la spugna decide però di rivolgersi allo studio Del Pesce& Russo, e la scelta si dimostra efficace. I consulenti, sfruttando una norma contenuta nel Decreto sostegni (nello specifico, l’art. 41 ter, l.n. 69/21) chiedono una rinegoziazione del mutuo per il 75% del valore d’asta e propongono un piano di rientro tra i 25 e i 30 anni.
La banca, tenuta ex lege a verificare la pratica nonché il merito creditizio e la solvibilità della signora, ha dovuto così (almeno momentaneamente) rinunciare alla vendita all’incanto dell’immobile. Ma non finisce qui, in quanto il Giudice dell’esecuzione presso il Tribunale di Nola ha sospeso per 6 mesi la procedura d’asta e ha stabilito che la banca dovrà motivare l’eventuale diniego della proposta di rinegoziazione.

Scopri le irregolarità e mettile da parte
Lo Studio Del Pesce&Russo aiuta in sede giudiziaria ma non solo. Esso è infatti in grado anche di dotare i suoi clienti di armi da utilizzare anche fuori dalle aule di tribunale. È il caso di un’impresa di Milano, che ha richiesto la consulenza di Del Pesce&Russo per verificare la regolarità di un leasing di ammontare prossimo ai 14 milioni di euro. Sottoposto ad attenta analisi, il contratto di finanziamento ha manifestato alcune irregolarità, quali:
- Differenza tra tasso di leasing e TAN;
- Inesattezze nel calcolo delle indicizzazioni;
- Errore nell’indicazione del momento di rilevazione del parametro relativo al calcolo del tasso (fissato in quello da rilevare 12 mesi dopo la sottoscrizione).
Anomalie che hanno portato a determinare un credito dell’impresa verso la società di leasing pari a un milione e 350mila euro, che l’azienda ha deciso di tenere nel cassetto e di tirare fuori in sede di negoziazione del prezzo di riscatto.

Il prestito d’uso d’oro che diventa usura (Monte dei Paschi di Siena)
Contratto molto diffuso nel settore dell’oreficeria, prevede l’approvvigionamento presso la banca del materiale grezzo da lavorare (lingotti d’oro), che dovrà poi essere restituito alla scadenza (alternativamente, è possibile restituire il corrispettivo in denaro). Il prestito prevede un tasso di interesse che è legato anche al tasso di cambio (il materiale aureo è valutato in dollari). Inoltre, c’è il rischio che, nel corso del tempo, il prezzo dell’oro salga, determinando così un aumento dei costi da sostenere al momento della restituzione. Ed è proprio questo che è accaduto a una signora di Arezzo che, impossibilitata a onorare il contratto, ha visto la sua abitazione – precedentemente data in garanzia – finire all’asta. Rivoltasi all’esperienza di Del Pesce&Russo, la donna ha evitato che il suo immobile venisse venduto all’incanto e, inoltre, ha restituito soltanto circa € 50mila rispetto ai 190mila richiesti dalla banca. Motivo? I consulenti hanno notato che il tasso variabile del prestito non era ben determinato, e che era stato erroneamente fissato il cambio euro – dollaro. Anomalie che hanno portato il costo dell’operazione alle stelle, riscontrando in essa la fattispecie dell’usura, una delle “trappole” che danneggiano gli imprenditori e di cui abbiamo già parlato.

Cancellazione del mutuo e restituzione delle rate (BNL)
Sono ben 14 le sentenze della Corte di Cassazione che dichiarano la nullità dei mutui fondiari per superamento del limite di finanziabilità. Proprio su tale abbondante giurisprudenza si è basato il buon esito del caso di un cliente dello Studio. Notando il superamento del limite di finanziabilità per un mutuo di importo pari a € 150mila, Lo Studio Del Pesce&Russo ha consentito al proprio cliente di ottenere una duplice soddisfazione. Il giudice, riconoscendo la nullità del contratto, ha disposto la cancellazione del mutuo e la restituzione delle rate pagate fino a quel momento (di importo pari a € 38mila). Inoltre, la nullità del contratto ha implicato altresì quella del titolo esecutivo, su cui si basava la pretesa pignoratizia della banca, avente ad oggetto l’abitazione del mutuatario.




