Nuova sentenza a favore delle imprese contro gli abusi delle banche: il semplice inadempimento contrattuale non dà più diritto alla banca di segnalare il debito a “sofferenza” senza una preventiva valutazione del reale stato di solvibilità dell’impresa. In caso contrario si apre la strada per un potenziale risarcimento dei danni.
Essere segnalati in Centrale Rischi non è un dettaglio tecnico. È un’informazione che tutte le banche vedono. Questo significa che, anche in presenza di una situazione economica complessivamente sana, una segnalazione può portare a:
- rifiuto di mutui o finanziamenti,
- revoca di affidamenti già concessi,
- blocco dell’operatività bancaria.
In sostanza, può compromettere completamente l’accesso al credito. Ed è proprio per questo che la legge impone alle banche regole molto precise prima di procedere con una segnalazione.
Quando la banca può segnalare davvero a sofferenza
Molti pensano che, una volta segnalati, non ci sia nulla da fare. In realtà, non è così. Non tutte le segnalazioni sono legittime. E quando la banca sbaglia, può essere chiamata a rispondere anche in modo significativo.
Sul punto, si è di recente pronunciata la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 5593 del 12 marzo 2026, con la quale ha chiarito quando una banca possa legittimamente classificare un cliente come “in sofferenza”.
Dall’ordinanza emerge il principio, ormai consolidato, secondo cui il semplice inadempimento contrattuale, come può essere lo sconfino di fido oltre 180 giorni o il mancato pagamento delle rate di un mutuo o dei canoni del leasing, non è sufficiente a giustificare la segnalazione.
Uno degli errori più comuni è pensare che basti non pagare una rata per essere segnalati. Non è così. La segnalazione a “sofferenza” – quella più grave – può essere effettuata solo quando il cliente si trova in una situazione di difficoltà economica seria e non temporanea.

In altre parole, la banca deve valutare attentamente la situazione complessiva del cliente. Se questa valutazione manca, o viene fatta in modo superficiale, la segnalazione è illegittima. E questo accade molto più spesso di quanto si pensi.
Quando la segnalazione è illegittima e dà diritto a tutela
Nella pratica, i casi che si riscontrano più spesso sono:
- segnalazioni fatte per semplici ritardi nei pagamenti
- assenza di una reale valutazione della situazione economica
- segnalazioni durante contestazioni legittime del rapporto bancario
- errori nei dati o nelle posizioni segnalate
- mancato aggiornamento dopo il rientro del debito
Si tratta di situazioni in cui la segnalazione non dovrebbe proprio essere effettuata, oppure dovrebbe essere rimossa.
Il passaggio chiave della decisione della Cassazione riguarda il significato di “sofferenza” ai fini della segnalazione alla Centrale dei Rischi. La Corte precisa che tale condizione non può essere fatta discendere automaticamente da un semplice inadempimento, ma richiede una valutazione complessiva della situazione economica e patrimoniale del debitore.
In particolare, la segnalazione può ritenersi legittima solo quando il soggetto si trovi in uno stato di insolvenza – anche non formalmente accertato – oppure in una condizione ad essa sostanzialmente assimilabile, connotata da una difficoltà economica grave e non temporanea.
La mancanza di una seria e puntuale analisi del reale stato d’insolvenza dell’impresa è qualificabile come violazione della disciplina regolamentare dettata dal Testo unico bancario, dalle delibere del CICR e dalle istruzioni della Banca d’Italia, oltre che come un mancato rispetto dei principi già affermati in precedenti pronunce della stessa Corte.
Quando una segnalazione è illegittima, non si tratta solo di cancellarla. Il cliente può avere diritto anche al risarcimento dei danni subiti. I danni possono essere concreti e rilevanti, ad esempio:
- perdita di opportunità di finanziamento;
- difficoltà nello svolgimento dell’attività imprenditoriale;
- danno alla reputazione bancaria e commerciale.
In alcuni casi, viene riconosciuto anche un danno ulteriore, legato alle conseguenze personali e professionali della segnalazione. Naturalmente, ogni situazione va analizzata nel dettaglio.
Come agire per contestarla e chiedere il risarcimento
Un aspetto fondamentale: il danno va dimostrato. È importante chiarire un punto. Il fatto che la segnalazione sia illegittima non significa automaticamente ottenere un risarcimento. Occorre dimostrare:
- che la segnalazione non era dovuta
- che da quella segnalazione è derivato un danno concreto
- il collegamento tra segnalazione e danno subito

È proprio su questo aspetto che si gioca gran parte del lavoro tecnico. Cosa fare in questi casi? Quando emerge il dubbio di una segnalazione illegittima, il tempo è un fattore decisivo. Intervenire subito permette, in molti casi, di limitare i danni. Il percorso normalmente prevede:
- verifica della posizione in Centrale Rischi;
- analisi del rapporto bancario;
- valutazione della legittimità della segnalazione;
- eventuale azione per la cancellazione;
- richiesta di risarcimento;
Ogni passaggio richiede un’analisi tecnica approfondita.
Una riflessione finale
Nel rapporto con le banche esiste spesso una convinzione diffusa: che l’istituto di credito abbia sempre ragione. L’esperienza dimostra che non è così.
Le segnalazioni alla Centrale Rischi sono uno strumento molto delicato, che può incidere profondamente sulla sopravvivenza e la vita stessa di un’impresa. Proprio per questo devono essere utilizzate correttamente. Quando ciò non avviene, è possibile – e spesso necessario – intervenire.
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