Imprese e strumenti finanziari derivati: un rischio o un’opportunità per l’azienda?

I prodotti derivati finanziari di per sé non sono dannosi. Tutto sta a conoscerli bene, perciò è fondamentale affidarsi a chi ha una certa esperienza.
Hai subito perdite

Pochi dubbi sul fatto che molti imprenditori conoscano i prodotti derivati. Ma quanto è profonda questa conoscenza? Interrogativo più che legittimo, specie se a porselo è chi opera direttamente nel mondo dell’impresa e vuole capirne bene tutti i meccanismi. L’attività imprenditoriale consente pochi margini di errore, poiché ogni mossa deve essere finalizzata a tenere al riparo l’azienda da pericolosi scossoni. Intenti che possono essere raggiunti anche ricorrendo all’utilizzo di prodotti derivati, a patto però che si tratti di un uso consapevole, posto in essere con la certezza di tutelare l’integrità economica e finanziaria della propria azienda.

Cosa sono?

Per capire se questi prodotti siano o meno utili a migliorare le finanze dell’azienda è prima di tutto necessario darne una definizione semplice quanto precisa. Gli strumenti finanziari derivati sono contratti il cui valore dipende dall’andamento di altri asset. Questi ultimi vengono definiti anche “sottostanti” e possono essere rappresentati da:

  1. Tassi d’interesse;
  2. Tassi di cambio;
  3. Merci;
  4. Materie prime;
  5. Metalli preziosi.

Generalmente, nel settore dell’imprenditoria non finanziaria, circa il 90% dei derivati sottoscritti dalle imprese ha come sottostante i tassi d’interesse Euribor, ossia i tassi con cui le primarie banche europee pongono in essere operazioni di prestiti interbancari. Il restante 10% da tassi di cambio e, in via residuale, da merci e metalli preziosi.

Presupposto e finalità

Essenziale per la sottoscrizione di tali contratti è l’esistenza di un’esposizione bancaria. In altre parole, deve preesistere un debito con un istituto di credito, derivante – per esempio – da mutuo, leasing o fido. Finalità degli strumenti finanziari in esame è quello di sterilizzare il rischio connesso alla fluttuazione del tasso variabile. È questo il caso dei derivati “Swap”, in cui l’impresa e la banca si impegnano a effettuare pagamenti reciproci capaci di bilanciare gli eventuali andamenti sfavorevoli dei tassi. Per fare un esempio, si pensi al caso di un imprenditore che ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile, il cui eventuale rialzo può impattare negativamente sulle casse aziendali. Per difendersi da questa minaccia, il titolare dell’impresa sottoscrive uno Swap con la stessa banca, impegnandosi a pagare il tasso fisso (in vigore al momento dell’apposizione delle firme), ricevendo in cambio dalla banca un tasso variabile. Così facendo, l’azienda si troverà a pagare gli interessi al tasso variabile sul mutuo, gli interessi a tasso fisso sullo Swap e a ricevere dalla banca il pagamento degli interessi a tasso variabile. Il risultato netto dell’intera operazione (mutuo e derivato Swap) sarà il pagamento di un tasso fisso concordato, che mette al riparo da gravose fluttuazioni future.

Sono utili o no?

Per capirlo, bisogna paragonare tali prodotti a un’arma. Essa non è di per sé pericolosa, come invece può essere l’intenzione di chi la adopera. Allo stesso modo, gli strumenti finanziari derivati possono rappresentare un vantaggio o un danno per l’economia di un’impresa. Essi sono indubbiamente utili allorché svolgono la suddetta funzione di copertura, riuscendo a sterilizzare l’alea derivante dall’esposizione bancaria. Al contrario, questi prodotti arrecano danni quando vengono proposti con intenti meramente speculativi a imprese (generalmente di dimensioni medio – piccole) sprovviste di quel know how fondamentale per comprenderne il rischio e per individuarne il miglior utilizzo possibile. Una carenza, questa, potenzialmente idonea a creare molteplici problemi alle imprese, costrette a trascinarsi in tribunale o, nel peggiore dei casi, obbligate a chiudere i battenti.

Difendersi dalle speculazioni bancarie si può

Non sono rari i casi in cui, soprattutto in passato, le banche hanno utilizzato gli strumenti derivati per arricchire sé stesse invece di aiutare i clienti a coprirsi dai rischi. Molte volte le banche facevano sottoscrivere alle imprese derivati che anziché coprire i rischi li amplificavano esponenzialmente portando, nei casi più gravi, l’impresa al fallimento. Il fallimento dell’impresa è però una prospettiva che si può tener lontana. Lo si può fare affidandosi a un partner professionale e affidabile come lo Studio Del Pesce & Russo. In tal caso, anche quegli imprenditori caduti nelle grinfie degli intenti speculativi delle banche potranno evitare il peggio. Non si tratta di una falsa promessa, bensì della realtà dei fatti, basata sulla verifica di ciò che accade nei tribunali, ove spesso vengono riconosciute le ragioni addotte dagli imprenditori. Dunque, anche per coloro i quali hanno sottoscritto in buona fede uno strumento finanziario derivato – salvo trovarsi poi esposti a una situazione debitoria ancor più grave – nulla è ancora perduto. Bussare alla porta di chi garantisce professionalità – come lo Studio Del Pesce & Russo – consente di verificare se esistano irregolarità capaci di annullare le pretese creditizie dell’istituto bancario.

Cosa controllare

Nello specifico, chi è competente nel settore passerà il contratto al microscopio. Setaccerà i documenti e l’intera posizione, alla ricerca di elementi capaci di far emergere il cattivo operato della banca a danni dell’impresa. Quando il derivato è utilizzato con finalità negative, ovvero speculative e non di copertura, tali elementi non mancano di certo. I più frequenti risultano essere:

  • Mancata sottoscrizione del contratto quadro (con cui si regolamentano le operazioni degli strumenti finanziari) da parte del legale rappresentante dell’impresa;
  • Omessa compilazione del MiFID, con cui si attesta l’effettiva conoscenza dell’imprenditore (o di chi ha potere di firma) in materia di strumenti finanziari;
  • Difetto di causa, allorché manchi la funzione di copertura del rischio;
  • Indeterminatezza dell’oggetto del contratto, derivante dalla mancata indicazione della formula matematica con cui è determinato il valore dello strumento finanziario al momento della sottoscrizione.

Evidenziate tali lacune in sede giudiziale, l’imprenditore potrà ambire al risarcimento danni con conseguente sanzione a carico della banca.

Importanza della B&L Assistance

Detto questo, è però importante ricordare che gli strumenti finanziari derivati non sono sempre e soltanto un mezzo da utilizzare a danno degli imprenditori. Adoperati correttamente, essi agevolano il titolare dell’azienda nel tenere a bada i rischi finanziari a cui è esposta l’azienda. Fondamentale è però l’approccio, che talora può essere miope. Si pensi alle medie e piccole imprese, generalmente sprovviste di un apparato interno cui delegare il compito di verificare la correttezza del contratto proposto. Per queste tipologie di aziende, può risultare fondamentale il servizio di B&L Assistance, una sorta di ombrello con cui ripararsi dalle tempeste che possono abbattersi sul capo di un imprenditore ignaro dei fini speculativi di una banca. Ricorrendo a questa forma di assistenza, a ogni businessman verrà garantita la certezza di porre la propria firma soltanto in calce a contratti proficui per sé e per la sua attività produttiva. Nello specifico, a ogni imprenditore verrà assicurato che lo strumento finanziario derivato, specificamente monitorato, è il mezzo migliore per sfidare il futuro, in cui il rialzo dei tassi è molto più che una semplice ipotesi.

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