Nel mondo del business occorrono capacità decisionale e velocità di attuazione. Questo non significa però che non vi sia spazio per lo zelo, anzi. Scrupolosità e attenzione rivestono un ruolo fondamentale per garantire equilibrio ed evitare che un titolare d’azienda, pressato da una qualsivoglia urgenza, possa compiere un rischioso salto nel buio. Eventualità che può diventare possibilità quando l’imprenditore si accinge a porre la propria firma su di un contratto, strumento che è sì connaturato all’imprenditoria, ma che talvolta – come nei casi di seguito riportati – può nascondere capestri dannosi per chi li sottoscrive.
Apertura di credito | Mutuo a tasso variabile | Mutuo fondiario |
Cambio del mutuo | Leasing | Anatocismo | Fideiussione |
Investimento rischioso | Usura
Apertura di credito e fido bancario, attenzione ai tassi ma non solo
Apertura di credito e fido bancario posso celare inganni. Per evitarli, è bene che l’imprenditore presti attenzione al tasso applicato (nel linguaggio bancario detto “tasso debitore”), nonché a tutta una serie di costi aggiuntivi che fanno da contorno all’operazione, quali per esempio:
- La commissione per istruttoria veloce (CIV);
- La commissione di disponibilità fondi (CDF);
- Tutte le altre spese che vanno ad accrescere le spese a carico dell’imprenditore.
L’importo complessivo di tali oneri è determinato dall’Indicatore Sintetico di Costo (ISC), una sorta di termometro che misura il costo percentuale dell’intera operazione di finanziamento. L’imprenditore dovrà verificare scrupolosamente il costo che, su base trimestrale, sta pagando per il fido concessogli dalla banca. Tenere d’occhio tasso debitore e spese accessorie gli garantirà infatti di evitare sgradevoli sorprese che potrebbero pregiudicarne la stabilità economica.

Mutuo a tasso variabile, ecco cosa tener d’occhio
Per evitare che il tasso d’interesse di tale contratto subisca un rialzo, spesso l’imprenditore accetta di stipulare quella che in banca viene proposta come “un’assicurazione contro il rialzo dei tassi”, ma che in realtà è uno strumento finanziario noto come Derivato sui tassi di interesse. Utilizzato in modo corretto, esso è oggettivamente proficuo, in quanto riduce o elimina del tutto il rischio di rialzo dei tassi. Tuttavia può accadere che tali derivati non siano utilizzati nella maniera corretta e, pertanto, non coprano il rischio di un rialzo del tasso, bensì lo aumentino. Si tratta di un fenomeno frequente, specie in passato, e che ha costretto gli imprenditori a pagare ingenti costi di commissioni e interessi.
Mutui fondiari, no al superamento del limite di finanziabilità
L’imprenditore che sottoscrive un mutuo fondiario (ossia un finanziamento a medio o lungo termine concesso esclusivamente per il compimento di alcune operazioni, quale per esempio l’acquisto di un immobile) deve sapere che la banca non può finanziare più dell’80% del valore dell’immobile, a meno che non sia presentata dal cliente un’apposita sottoscrizione di garanzia. Se tale limite viene superato, il cliente ha diritto all’annullamento del contratto e alla restituzione di tutto quanto versato.
Inoltre, il superamento del limite di finanziabilità determina la nullità del titolo esecutivo. Nella fattispecie, possiamo riportare una nostra diretta esperienza: contestando l’esecutività del titolo per superamento del limite di finanziabilità, abbiamo evitato a un nostro cliente un pignoramento da €130.000.
Cambiare le condizioni del mutuo può essere rischioso
Un periodo di difficoltà economica può indurre un imprenditore a rinegoziare le condizioni di mutuo. Scelta però non sempre premiante. Spesso, infatti, l’istituto bancario pretende il pagamento delle rate arretrate prima di proporre un nuovo piano di ammortamento che prevede sì una rata più bassa, ma anche un tasso di interesse aggiornato e più alto del precedente. Insomma, una rata più bassa non è sempre garanzia di un mutuo più vantaggioso ed economicamente sostenibile.
Leasing, occhio ai costi
Anche in questo caso, come per ogni altro contratto bancario, bisogna verificare i costi. In particolare quando il leasing è a tasso variabile, è opportuno monitorare due clausole in particolare:
- Quella di indicizzazione, inserita nei contratti per regolare il pagamento della differenza di interessi a tasso variabile;
- Quella di attualizzazione, che si sostanzia in una penale a carico del concessionario (utilizzatore) qualora voglia recedere anticipatamente.
Il tasso di attualizzazione deve essere molto vicino a quello dell’intera operazione (detto “tasso di leasing”). Più il tasso di attualizzazione è vicino al valore del tasso leasing e minore è la penalizzazione subita in caso di estinzione anticipata. In caso contrario, il recesso anticipato comporterà il pagamento di una costosa penale “nascosta”.

Il vecchio e “caro” anatocismo
Vietato per legge ma adottato come prassi dalle banche, l’anatocismo è un nemico per gli imprenditori che abbiano conti correnti con affidamenti antecedenti all’anno 2000. In sostanza, questo meccanismo prevede che interessi maturati su base trimestrale siano addebitati al periodo successivo, producendone così di nuovi in una sorta di effetto cascata. Tale prassi fa aumentare in modo esponenziale l’effettivo costo del fido bancario e può comportare pericoli per i sottoscrittori che, messi d’improvviso al cospetto di un ingente debito, possono andare in difficoltà. Come già detto, la minaccia maggiore incombe su conti correnti risalenti nel tempo, essendo fatto divieto di anatocismo per tutte le operazioni bancarie poste in essere in epoca più recente.
I rischi della fideiussione
Contratto di garanzia con cui il fideiussore si fa garante con il proprio patrimonio dei debiti di un altro soggetto, la fideiussione è spesso utilizzata dagli imprenditori che sottoscrivono una serie di contratti bancari di finanziamento, per i quali il fideiussiore si obbliga a coprire l’esposizione presente e futura. Come da pronuncia della Cassazione, l’istituto bancario deve agire in buonafede, comunicando periodicamente al fideiussore la situazione debitoria del garantito. Il problema sorge nei casi in cui la banca – forte del fatto che potrà poi rivalersi sul patrimonio del fideiussore – agisca in malafede, stipulando la fideiussione pur sapendo che il soggetto garantito naviga in cattive acque.
L’investimento rischioso
Come fare a capire se l’investimento proposto dalla banca è più rischioso di quello che ti dicono? La soluzione è nei prospetti informativi standardizzati che l’Unione europea ha reso obbligatori sia per gli operatori bancari che per le società emittente di titoli. Al fine di comprendere il livello di rischio dell’investimento, il cliente ha a disposizione uno strumento informativo di facile comprensione: il KIID (Key Investor Information Document). Redatto in ossequio alle norme comunitarie, esso indica sintetizza il livello di rischio di uno strumento finanziario attraverso una scala numerica compresa tra 1 a 7. Più il numero indicato è vicino a 1, minore è il rischio (nonché il rendimento). Al contrario, se la cifra si avvicina a 7, l’investimento ha un rendimento più alto e un livello di rischio conseguentemente più elevato.
Usura, un nemico trasversale
Vari sono i contratti bancari che caratterizzano la vita lavorativa di un imprenditore, eppure tutti hanno un rischio in comune: l’usura. Un’irregolarità che si realizza quando i tassi d’interesse delle operazioni superano una determinata soglia stabilita dalla legge. In quel caso l’imprenditore ha diritto per legge alla restituzione di tutti gli interessi. Va poi ricordato che l’usura non costituisce soltanto un illecito di carattere civile ma anche un reato, come dimostrano le numerose vicende giudiziarie che hanno coinvolto i presidenti di alcuni istituti bancari.




