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COSA FARE IN CASO DI PERDITE DA INVESTIMENTI FINANZIARI

Il mondo degl’investimenti finanziari è complesso e ha come protagonisti, da una parte i
clienti che investono i propri risparmi in “prodotti” dai quali ci si aspetta dei rendimenti e
dall’altra le imprese che collocano sul mercato titoli (azioni ed obbligazioni) per acquisire
capitali da impiegare nei processi produttivi.

Altra fetta di protagonisti del mercato mobiliare è costituita dalle Banche che agiscono sia
da intermediari che da investitori.

Il pubblico che si avvicina al mondo degli investimenti è molto eterogeneo, va dalla
casalinga al grande imprenditore.
Ciò che distingue essenzialmente le categorie di clienti dipende dal grado di conoscenza
finanziaria, dalla propensione al rischio e dai risparmi investiti.
Redimenti e rischi sono fortemente collegati tra loro. Gli investimenti che promettono
maggiori rendimenti sono anche quelli più rischiosi e che, quindi, espongono il
risparmiatore e potenziali perdite più elevate.
In base alla nostra esperienza professionale, molte volte, al risparmiatore che ha subito
una perdita inattesa ed inaspettata è mancata una completa ed esaustiva informazione
sulle caratteristiche dei prodotti e sui rischi degli stessi, sia nel caso in cui l’investimento
sia stato effettuato su proposta dei consulenti della banca e sia nel caso, invece, sia stato
frutto di una scelta autonoma del risparmiatore.
La normativa in materia è molto stringente nel dettare gli obblighi che le banche devono
osservare per salvaguardare l’interesse dei risparmiatori e la giurisprudenza, di
conseguenza, è ormai consolidata nel riconoscere la tutela a favore degli investitori
danneggiati nel caso siano provate le omissioni da parte delle banche.

Cosa deve fare un investitore dopo che ha subito una perdita da investimento?

Prima di spiegare cosa fare, diciamo invece subito COSA NON FARE.
La prima cosa da non fare è darsi la colpa di quanto accaduto.
Che la perdita derivi da investimenti “sicuri” o da “titoli speculativi”, pensieri del tipo: “vabbè è colpa mia, me la sono cercata. Non dovevo rischiare”, oppure: “Sono
stato stupido a credere a quello che mi hanno detto in banca”  vanno assolutamente
evitati, poiché anche quanto le scelte di investimento sono frutto di un’autonoma decisione
del risparmiatore non esistono esenzioni di responsabilità da parte della banca.

Quindi, quando subiamo una perdita dai nostri investimenti, bisogna lasciare da parte la
vergogna ed i sensi di colpa e bisogna, invece, agire per ottenere giustizia e il rimborso,
anche parziale, dei risparmi perduti.
Non di rado accade che quando si va a chiedere in banca spiegazioni sulle perdite subite,
queste rispondono: “la banca non ha colpe. Eri stato ben informato della rischiosità
dei titoli. Lo hai anche riconosciuto. Guarda la tua firma sul modulo”
A questo punto la prima cosa da fare per tutelare le proprie ragioni è quella di raccogliere
tutta la documentazione relativa all’investimento e al rapporto con la banca (comunicazioni
periodiche, questionario MIFID, ordini di acquisto e vendita, email intervenuti con gli
impiegati e consulenti della banca).
Pertanto, già in fase di sottoscrizione dell’investimento sarebbe opportuno conservare tutte
le comunicazioni, email, messaggi sms, whatsapp ecc. Anche le registrazioni telefoniche
degli ordini possono essere utili allo scopo.
Tutto questo serve per ricostruire le vicende precontrattuali in modo da stabilire l’effettiva
responsabilità della banca e/o dei suoi consulenti.

Quali sono le altre cose che deve fare un investitore prima di sottoscrivere un
investimento?

Oltre a conservare tutta la documentazione contrattuale sarebbe opportuno farsi assistere
da un consulente finanziario indipendente, ossia un esperto nel campo dei mercati
finanziari ma che non è legato ad alcun istituto di credito e pertanto, in grado di agire negli
interessi del proprio assistito e guidarlo nella scelta degl’investimenti giusti oltre che
renderlo meglio edotto dei rischi che sta correndo. Ricordiamolo che anche nel caso degli
investimenti vale la massima: prevenire è meglio che curare

Quali sono le verifiche importanti da fare per chi ha subito una perdita da
investimento?

Una volta che si è in possesso di tutta la documentazione è importante rivolgersi a
professionisti del settore in grado di esaminare la documentazione, ricostruire l’andamento
anche di precedenti investimenti, verificare le MIFID ed altri indici come la frequenza delle
operazioni svolte. Lo scopo di queste verifiche è quello di capire se la perdita subita è il

frutto di circostanze sfortunate ovvero se poteva essere evitata qualora la banca avesse
ottemperato a tutti gli obblighi posti a tutela dei risparmiatori.
A tal proposito occorre ricordare che le perdite possono derivare da vari motivi: il prodotto
non è adatto al profilo di rischio dell’investitore. L’investimento, pur essendo rischioso e in
linea con il profilo di rischio dell’investitore, non è spiegato nella maniera più consona e,
pertanto, la perdita è direttamente ascrivibile ad un’omessa informazione e trasparenza da
parte della banca.
In alcuni casi, ancora, è lacunosa la comunicazione successiva sulle vicende
dell’emittente che potrebbe evitare al risparmiatore di conservare nel proprio portafoglio
titoli facendo accrescere una perdita ormai cronicizzata e irreversibile.

Ma se non ho conservato tutta o parte della documentazione necessaria cosa è
possibile fare?

In questo caso è possibile richiederla alla propria banca.
Ma nel caso si sia conferito incarico a professionisti del settore, ci penseranno loro ad
inoltrare formale richiesta, provvedendo ad individuare in termini dettagliati la
documentazione necessaria ed a mettere anche in mora la banca nel caso assuma
comportamenti reticenti.

Dopo la verifica preliminare qual è il passo successivo?

Il passo successivo è la contestazione della perdita alla banca mediante un reclamo.
Questa contestazione può essere svolta solo nel caso in cui siano state individuate
precise responsabilità della banca prima, durante e dopo la sottoscrizione
dell’investimento.
Precisiamo al solo scopo di dare uno spunto informativo che le contestazioni dal punto di
vista giuridico possono essere tese alla declaratoria della nullità dei contratti ovvero
all’ottenimento di un risarcimento dei danni.
Al momento non ci soffermeremo a precisare le differenze di dette categorie giuridiche, ma
il lettore dia per acquisito che nella maggior parte dei casi ci sono maggiori elementi per
richiedere un risarcimento del danno e che la giurisprudenza è molto favorevole nel
riconoscerlo.
Lo strumento stragiudiziale e alternativo alla giustizia ordinaria consigliato per il
soddisfacimento delle domande risarcitorie è quello dell’Arbitro per le Controversie
Finanziarie (A.C.F.).

Questo organismo per la risoluzione alternativa delle controversie è costituito da un
Collegio giudicante che vaglia le domande proposte e consente di ottenere responsi in
tempi ragionevoli.
Tale organismo può essere attivato anche senza la rappresentanza di un legale, anche se
è sempre preferibile l’assistenza di professionisti esperti in considerazione del fatto che nel
corso della procedura sarà comunque necessario procedere a un dibattimento con la
banca a sua volta assistita da propri professionisti e consulenti.

Cosa succede se l’A.C.F. mi dà torto?

L’A.C.F. non è un organo giudiziario e, pertanto, le sue decisioni non sono vincolanti tra le
parti.
Entrambe le parti se non soddisfatte hanno la possibilità di procedere innanzi all’Autorità
Giudiziaria.
Tuttavia, occorre ricordare che gli intermediari, salvo alcuni casi, non hanno convenienza a
portare certe questioni innanzi ai Tribunali Ordinari dopo aver ricevuto un responso
negativo dell’ACF. Infatti, oltre a ricevere una sentenza sfavorevole rischiano di pagare le
spese di giudizio agli investitori danneggiati.
Allo stesso tempo, se non aderiscono ad una decisione dell’ACF, subiscono l’onta di esser
segnalati come intermediari inadempienti.

Se l’ACF si è già espressa negativamente su questioni simili alla mia, conviene
attivare la procedura?

Anche se esistono precedenti decisioni negative per perdite su titoli come i propri, non è
detto che sia del tutto inutile attivare una procedura di risarcimento.
La questione non si riduce solo al tipo di prodotto finanziario sottoscritto.
Entrano in gioco diversi fattori che, come anticipato, riguardano direttamente il profilo
soggettivo dell’investitore ma anche il rapporto con l’intermediario.
Ad esempio, ci sono intermediari che usano degl’indici di rischio “interni” – ossia dei
parametri sintetici che includono diversi fattori finanziari –  per comunicare alla clientela
l’andamento del titolo.
Tali indici, come abbiamo avuto modo di provare in più occasioni non sono
sufficientemente idonei a fornire le informazioni giuste e in alcuni casi si sono rivelati del
tutto fuorvianti diventando fattori fondamentali per la perdita subita dal risparmiatore.

Pertanto, prima di decidere, è sempre bene affidarsi a dei professionisti che non solo
analizzeranno il tipo di prodotto finanziario ma verificheranno tutti gli aspetti fondamentali
che hanno caratterizzato l’intero processo di investimento.

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